BB Dolce Sonno: Appartamenti costiera amalfitana bed and breakfast a Napoli
Appartamenti costiera amalfitana bed and breakfast a Napoli
Carta d'ospitalità
Dolce Sonno
Associazione bed & breakfast
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Accomodation Napoli apartments Campania Appartamenti costiera amalfitana bed and breakfast a Napoli
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L'impianto ortogonale dell'antica città si conserva chiaramente nel tessuto urbano dell'attuale centro storico, lungo l'asse principale di via Tribunali. A parte qualche tratto delle mura greche i monumenti finora identificati sono di età romana. Così i due teatri, oggi inglobati in edifici moderni, il tempio dei Dioscuri sotto S. Paolo maggiore, la Curia con l'Erario sotto S. Lorenzo Maggiore, le Terme. Del periodo paleocristiano rimangono la catacomba di S. Gennaro (sec. II); la chiesa di S. Gennaro extra moenia (sec. V); l'abside di S. Giorgio Maggiore (sec. IV); resti della basilica di S. Restituta (sec. IV), attualmente incorporata nel duomo, e soprattutto il battistero di Giovanni in Fonte (sec. V), pure annesso al duomo, quadrato, con frammenti di mosaici nella cupola. Poco o nulla sopravvive delle epoche altomedievale e romanica (Castel dell'Ovo, sec. XII). Dopo la conquista angioina (1266) Napoli divenne la capitale del regno e il più importante centro artistico dell'Italia meridionale. Maestranze francesi vi importarono lo stile gotico della Francia meridionale, diffuso ben presto anche dagli architetti locali (S. Lorenzo Maggiore, iniziata nel 1267, con navata unica e abside con cappelle radiali; il duomo, dedicato a S. Gennaro, 1294-99, a tre navate con cappelle laterali; S. Chiara, 1310-24, con atrio e aula unica; S. Maria Donnaregina, 1314-20, ad aula unica con abside poligonale; S. Pietro a Maiella, 1313-16). Nella prima metà del Trecento lavorarono a Napoli pittori romani e toscani: Cavallini (affreschi in S. Maria Donnaregina), Simone Martini (S. Ludovico da Tolosa incorona Roberto d'Angiò, già in S. Lorenzo e ora alla Galleria di Capodimonte), Giotto (affreschi perduti in S. Chiara e in Castel Nuovo). Anche nella scultura dominarono i toscani (monumenti sepolcrali di Tino di Camaino e di G. e P. Bertini in S. Lorenzo, S. Chiara, S. Maria Donnaregina, ecc.). Nel Quattrocento si diffusero in architettura forme gotiche catalane (pilastri ottagonali, archi scemi, finestre quadripartite), evidenti soprattutto nell'architettura civile (palazzo Penna, 1407). Forma gotica ha il Castel Nuovo, ricostruito nel 1447-55 dal catalano G. Sagrera per Alfonso I d'Aragona; l'ingresso del castello però, in forma di arco trionfale (1453-58), forse su disegno di Francesco Laurana, è rinascimentale. Già per tempo, del resto, le forme rinascimentali erano state introdotte a Napoli dagli scultori toscani (sepolcro del cardinale Brancaccio in S. Angelo a Nilo, di Donatello e Michelozzo). Tuttavia il Rinascimento si affermò definitivamente a Napoli solo intorno al 1480, con l'arrivo di artisti come Giuliano da Maiano (distrutta villa di Poggioreale; Porta Capuana, ca. 1485; Cappella Pontano, 1498), Benedetto da Maiano, Fra' Giocondo, F. di Giorgio Martini, A. Rossellino. Un vero museo della scultura rinascimentale dell'ultimo Quattrocento è la chiesa di S. Anna dei Lombardi (o di Monteoliveto). Nello stesso periodo sorsero palazzi signorili di tipo toscano, con facciata a bugnato e cortili a portici (palazzi Cuomo, Santangelo, Sanseverino).
La pittura napoletana del Quattrocento è di derivazione fiamminga diretta e indiretta, attraverso esempi provenzali, catalani e spagnoli (A. de Baena, Bermejo). La prima metà del sec. XVI fu il periodo delle grandi imprese urbanistiche del viceré spagnolo don Pedro de Toledo (via Toledo). Nel secondo Cinquecento si affermò il classicismo tardo-manieristico, che dominò fino al 1620 ca. (G. A. Dosio: certosa di S. Martino, 1580-1623, e chiesa dei Girolamini, 1592-1619; Domenico Fontana: Palazzo Reale, 1600-02; G. C. Fontana: Palazzo degli Studi, ora sede del Museo Archeologico Nazionale, 1586; F. Grimaldi: S. Paolo Maggiore, 1591-1603). Seguì la grande stagione del barocco napoletano, di cui fu protagonista il lombardo Cosimo Fanzago, autore del chiostro della certosa di S. Martino, della guglia_[1v"guglia"_[0v di S. Gennaro e della chiesa di S. Teresa a Chiaia. Suo contemporaneo è F. A. Picchiatti (guglia di S. Domenico, 1658), mentre F. Solimena (S. Nicola della Carità), F. Sanfelice (Nunziatella) e D. A. Vaccaro (chiostro di S. Chiara) segnarono il passaggio al rococò.